Categoria: VOL 1 2012

DI MARTINO F., CIAMPA I. , DE MICCO F., MASULLO A. , RONCHI G., VESTINI F. , CRISCI A.: Farmaci anoressizzanti e patologia mentale: aspetti neuropsichiatrico-forensi e medico-legali in un caso di figlicidio – Anorexiant Drugs and Psychiatric Pathology: Medico Legal and Forensic Psychiatric Issues in a Filicide Case.

DI MARTINO F. (*),  CIAMPA I. (*),DE MICCO F.(*),

MASULLO A.(*), RONCHI G. (*), VESTINI F. (**),CRISCI A. (**)

 

Farmaci anoressizzanti e patologia mentale:

aspetti neuropsichiatrico-forensi e medico-legali

in un caso di figlicidio 

 

Poster alle VI Giornate di Studio G.I.S.D.I. – Sestri Levante, Italia, 27-29 Ottobre 2011

 

(*) Scuola di Specializzazione in Medicina Legale, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Seconda Università degli Studi di Napoli, (**) Dipartimento di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Salerno . Corresponding Author: francesca.dimartino@inwind.it

 

Riassunto:

Il figlicidio, come reato, non è contemplato dal Codice Penale Italiano, che riconosce solo l’infanticidio e l’omicidio volontario. In questo lavoro gli Autori presentano il caso di un figlicidio per mano materna, ponendo l’accento su come l’assunzione di farmaci anoressizzanti abbia slatentizzato, nella donna, una patologia psichica che, successivamente, ha condotto all’evento omicidario. Attraverso la valutazione medico-legale e neuropsichiatrico-forense, unitamente alla somministrazione di test mentali, gli Autori hanno analizzato lo stato di mente della donna, valutando se, al momento del fatto-reato, fosse presente una patologia psichica tale da configurare quella “infermità” in grado di incidere sulla sua capacità di intendere e di volere. Nel caso oggetto di questo lavoro, la donna, sotto l’azione di un delirio persecutorio e di riferimento, associato a pervasive allucinazioni uditive, decideva di uccidersi unitamente alla figlioletta, sebbene, al momento del fatto, il dolore fisico avesse fatto scattare in lei un istinto di sopravvivenza, salvandole la vita. In base a quanto evidenziato fu possibile affermare che, all’epoca dei fatti, la donna fosse affetta da un Disturbo Depressivo Maggiore Grave, con Manifestazioni Psicotiche Congrue all’Umore, in soggetto con tratti del Disturbo di Personalità di tipo Borderline. Era, dunque, possibile inquadrare l’omicidio della figlia come un delitto del tutto afinalistico ed immotivato, che era esploso in modo improvviso nel corso di una bouffée delirante persecutoria, in cui si era verificata una temporanea interruzione di contatto con la realtà, in cui i confini tra Io e Non-Io, tra immaginario e realtà, tra mondo interno e mondo esterno, erano svaniti. Pertanto, al momento del fatto delittuoso, ella si trovava, per infermità, in tale stato di mente da escludere totalmente la sua capacità di intendere e quella di volere.

 

Abstract

Anorexiant Drugs and Psychiatric Pathology:

Medico Legal and Forensic Psychiatric Issues in a Filicide Case

The Italian Penal Law doesn’t consider the son-murder among the crimes, reporting only the infanticide and the voluntary murder. In this work, the Authors report the case of a son-murder committed by the mother, noticing that the use of slimming pills has contributed to induce, in the woman, a mental disorder which conduced, then, at the homicide. By the legal-medical and forensic psychiatric evaluation, within the supply of mental tests, the Authors analyze the woman’s mental status and value if, at the moment of crime, there was such a mental disorder as to configure an “infirmity” which could fall on her capacity to understand and to want. In this report, the woman decided to kill herself with her daughter, guided by a persecutor delirium, associated with visual hallucinations, but, in that moment, the bodily pain stimulated her survival instinct. On the ground of the evidence, the Authors could state that, at the moment of the crime, the woman was affected by a Deep Depression, with humor congruous psychotic manifestations, in a Borderline Personality. The son-murder was, then, consider as an a-finalistic and no-motivated crime, exploded during a persecutor delirious bouffée, when there was an interruption of the contact with reality, when the frontiers between imagination and reality, between internal and external world, disappeared. So, at the moment of the crime, she was in such mental status as to suppress her capacity to understand and to want.

 

Parole chiave: figlicidio, farmaci anoressizzanti, infermità mentale

Key words: son-murder, slimming pills, mental infirmity              

 

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19-di-martino

CRISCI A. , DI MARTINO F. : La Pillola della Felicità: Utilizzo degli Psicofarmaci sui Minori. “Happiness Pills”: the Use of Psychotropic Drugs on Children and Teenagers

CRISCI A. (*) , DI MARTINO F. (*) :

La Pillola della Felicità: Utilizzo degli Psicofarmaci

sui Minori

 

Comunicazione alle VI Giornate Di Studio GISDI: “La medicina del piacere: tra  benessere e danno alla persona” . Sestri Levante (GE) 27 – 29 Ottobre 2011

 

(*): Dipartimento di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Salerno. Correspondig Author:  acrisci@unisa.it

 

Riassunto

Molte ricerche mettono in luce come essere felici abbia notevoli ripercussioni positive sul comportamento, sui processi cognitivi, nonché sul benessere generale della persona. Molti studi evidenziano, infatti, come la felicità non dipenda tanto da variabili anagrafiche come l’età o il sesso, né in misura rilevante dalla bellezza, ricchezza, salute o cultura. Al contrario sembra che le caratteristiche maggiormente associate alla felicità siano quelle relative alla personalità. In tale ottica è possibile spiegare quanto riportato in un recente report, ossia l’aumento dell’uso di farmaci antidepressivi tra bambini e adolescenti. L’attuale legislazione italiana ed europea consente, comunque, ai medici di prescrivere ai bambini farmaci non registrati per l’uso nella popolazione pediatrica, o per indicazioni diverse da quelle riportate nella licenza, cosiddetti farmaci off-label. L’uso di farmaci off-label, però, è stato associato ad un aumento di quattro volte delle reazioni avverse gravi da farmaci insorte in ospedale o che hanno resa necessaria l’ospedalizzazione del bambino. In questo lavoro, gli Autori, dopo aver esaminato l’ampia normativa italiana riguardante l’uso dei farmaci off-label, pongono l’accento sulle importanti questioni di ordine etico e medico-legale legate alla prescrizione di questi farmaci, che inevitabilmente condizionano la pratica clinica, soffermandosi, in particolare, sugli eventuali profili di responsabilità professionale. Se da un lato, infatti, la prescrizione di farmaci off-label, in alcune situazioni cliniche altamente selezionate, potrebbe rappresentare una preziosa opportunità per migliorare significativamente la conoscenza e la terapia di alcune patologie, dall’altro, invece, un uso diffuso e sistematico della prescrizione off-label, soprattutto di psicofarmaci sui minori, potrebbe esporre il paziente a rischi potenziali ed evitabili nei casi in cui siano disponibili opzioni terapeutiche autorizzate, considerato che l’efficacia e la sicurezza di questi farmaci sono state spesso valutate in popolazioni diverse da quelle oggetto della prescrizione off label.

 

Abstract

“Happiness Pills”: the Use of Psychotropic Drugs

on Children and Teenagers

Many researchers demonstrated that happiness can positively influence the behaviour, the cognitive processes and the general wellness of people. In fact, many studies notice that happiness doesn’t depend by age, gender, beauty, wealth, wellness or culture. On the contrary, seems that the most happiness-related characteristics are those related with personality. This can explain the increased prescription of anti-depressiant drugs to children and teen-agers. However, current Italian and European Legislation allow the doctors to prescribe for children drugs which aren’t registered for pediatric use, or for indications which are different from licence, such as off-label drugs. Moreover, the off-label drugs use was associated with an adverse reactions’ increase, which comported, in many  cases, the hospitalization of the child. In this work, after the examination of the Italian regulations on off-label drugs, the Authors analyze the paramount ethical and legal-medical aspects related to the prescription of these drugs, that influence inevitably the clinical practice, particularly on professional liability. In fact, while the off-label drugs prescription can represent a precious opportunity for increasing knowledge and therapy of some diseases, in selected cases, a diffuse and systematic off-label’s prescription, particularly of psychotropic drugs among minors, could expose the patient to potential risks which could be avoided with allowed therapeutic options, considering that the efficacy and the safety of these drugs are often valuated on population different from the one object of off-label prescription.

 

Parole chiave: psicofarmaci, minori, off-label

Key words: psychotropic drugs, minors, off-label

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18-crisci

DEL PUENTE G. : La Dismorfofobia: una (complicata) coabitazione tra psichiatria e chirurgia. Dysmorphophobia: a (complicated) cohabitation between Psychiatry and Surgery.

DEL PUENTE G.  (*):

 

La Dismorfofobia: una (complicata) coabitazione

tra psichiatria e chirurgia

 

Relazione presentata  alle VI Giornate Di Studio GISDI: “La medicina del piacere: tra  benessere e danno alla persona” . Sestri Levante (GE) 27 – 29 Ottobre 2011

 

(*)DINOG – Sezione di Psichiatria, Università Studi di Genova . Corresponding Author: Giovanni Del Puente  g.delpue@unige.it

 

Riassunto:

La dismorfofobia è un disturbo dell’immagine corpora caratterizzato dall’eccessiva preoccupazione per un difetto nell’aspetto fisico, che può essere totalmente immaginario. Esso comporta una eccessiva ed esagerata tensione emozionale, un isolamento sociale e una deficitaria funzione nella vita di relazione e lavorativa.

In questo studio vengono  analizzate le componenti psicologiche, sociali e culturali di questo disturbo ed i suoi rapporti con la chirurgia estetica.

Il disturbo di dismorfismo corporeo è una patologia poco studiata in quanto di solito chi ne è affetto si rivolge prevalentemente (e soprattutto primariamente) a dermatologi o a chirurghi plastici piuttosto che agli psichiatri.

Le persone con tale disturbo ricorrono spesso alla chirurgia estetica desiderose di correggere le proprie deformità, ma puntualmente non riescono mai ad essere soddisfatte e continuano la loro incessante ricerca di una illusoria perfezione

L’individuo contemporaneo deve far fronte all’incertezza determinata dal venir meno di riferimenti certi, quali famiglia, valori religiosi ed ideologici: egli è costantemente costretto ad impiegare imponenti quantità di risorse ed incessanti sforzi nella costruzione della propria identità.

Il corpo assume una rilevanza particolare, in quanto permette di ridefinire la propria identità. Esso diviene una costruzione chiaramente sociale e si trasforma in corpo “culturale”

Su questi presupposti la chirurgia plastica diviene strumento per costruire il Sé. Il soggetto si sottopone all’intervento chirurgico desiderato, convinto di migliorare istantaneamente la qualità della propria vita. Purtroppo ciò non avviene  perché la caratteristica principale del soggetto dismorfofobico consiste proprio nella perenne insoddisfazione corporea.

Parole chiave: Dismorfofobia, Psichiatria, Chirurgia, Identità corporea

 

Abstract:

Dysmorphophobia: a (complicated) cohabitation

between  Psychiatry and Surgery.

Dysmorphophobia is a body image disturbance characterized by excessive preoccupation about  a defect in physical appearance  which may be entirely imaginary.

It involves excessive and exaggerated emotional stress, social isolation and a loss of function in social life and work.

In this study the psychological, social and cultural components of this disorder and its relationship with cosmetic surgery are analyzed.

The dysmorphophobic disorder is a scarcely studied pathology since  the patient firstly and most often turns  to the dermatologist or to the plastic surgeon rather than to the psychiatrist.

People with this disorder often resort to cosmetic surgery eager to correct their deformities, but duly they can not ever be satisfied and continue their relentless pursuit of imaginary perfection.

The modern-day  individual faces uncertainty determined by the elimination of sturdy references, such as family and religious and ideological values: he/she is continuously forced to spend huge amounts of resources and relentless efforts in the construction of his/her own identity. The construction of identity has taken the form of an unstoppable experimentation.

The body takes on  special importance since it allows the individual  to redefine his/her  own identity. It becomes a clearly social construction and is transformed into  a “cultural” body

On these assumptions, plastic surgery becomes a tool to build the self. The person undergoing the surgery desired, is convinced that he/she will instantly improve their quality of life.

Unfortunately, this does not happen because the main characteristic  of the dysmorphophobic subject is  the perpetual   dissatisfaction with his/her body.

Keywords: Dysmorphophobia, Psychiatry, Surgery, Body  identity

 

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17-del-puente

GERACI D. , CASCIO O. , PALMERI A. , SANFILIPPO G., TEODORO M. T., FORTE V. : Quando la disperata ricerca dell’estetica può comportare un’inutile sofferenza e una fastidiosa battaglia legale. – A desperate quest for beauty, a pointless suffering and an annoying litigation.

GERACI D. (*), CASCIO O. (*), PALMERI A. (*),

SANFILIPPO G. (*), TEODORO M. T. (*), FORTE V. (*)

 

Quando la disperata ricerca dell’estetica può comportare

un’inutile sofferenza e una fastidiosa battaglia legale.

 

Comunicazione presentata  alle VI Giornate Di Studio GISDI: “La medicina del piacere: tra  benessere e danno alla persona” . Sestri Levante (GE) 27 – 29 Ottobre 2011

(*)  Istituto di Medicina Legale dell’Università degli Studi di Catania. Corresponding Author: palmeriandrea@libero.it

 

Parole chiave: estetica, imperizia, implantologia

 

Keywords: aesthetics, malpractice, implantology

 

Abstract

 

L’imperizia di un legale e l’ignoranza di un padre hanno permesso che una giovane paziente subisse un’ingiusta sofferenza e tutto ciò in nome dell’estetica.

Una mediazione od un’opportuna consulenza medico – legale avrebbero evitato tale sofferenza.

Gli Autori riportano il caso di una giovane paziente rivoltasi alle cure di specialista odontoiatra per essere sottoposta ad opportuni trattamenti in quanto presentava “mal occlusione di II classe II divisione”.

L’iter clinico-terapeutico, nonostante avesse comportato un effettivo miglioramento della situazione clinica, è stato successivamente interrotto per volontà della paziente, lasciando di fatto incompleta la prestazione dell’odontoiatra.

Il contratto di prestazione d’opera, stipulato verbalmente, con obbligazione di risultato, sarebbe stato rispettato dal medico, che, come prova a sua favore, aveva portato il programma terapeutico, fatto eseguire alla paziente, ed, inoltre, non gli si possono addossare colpe, per non aver raggiunto i risultati sperati, perché era stata la paziente stessa che aveva interrotto, anzitempo, l’iter terapeutico. Ergo, il comportamento del ricorrente è da censurare, in quanto ha impedito all’odontoiatra di completare il suo programma terapeutico e non, invero, quello del medico che ha agito secondo diligenza, e consapevole delle proprie azioni.

La ricerca di un miglioramento estetico, oltre che funzionale, viene messo al primo posto in una società che ha ormai perso quelli che sono considerati i valori importanti, fra i quali la salute deve mantenere un posto rilevante!

 

Abstract:

A desperate quest for beauty, a pointless suffering

and an annoying litigation.

 

The incompetence of a lawyer and ignorance of a father allowed unjust suffering for a young patient and all in the name of aesthetics.

A mediation or proper medical – legal advice would prevent such suffering.

The authors report a case of a young patient that subjected to appropriate treatments by specialist dental care, because presented as “malocclusion class II division II.”

The clinical and therapeutic process, although it had led to an actual improvement in the clinical situation, was subsequently stopped by the will of the patient, which left incomplete performance of the dentist.

The contract for the provision of work, agreed verbally, with obligation of result, was respected by the doctor, who, as evidence in his favor, he led the program of therapy and, moreover, he can’t pass on guilt for not having achieved the desired results, because it was the same patient who had stopped, prematurely, the therapeutic procedure. Ergo, the conduct of the pazient is to be censured, as it prevented the dentist to complete his treatment program and, indeed, that the doctor has acted with diligence, and conscious of their actions.

The search for an aesthetic improvement, as well as functional, is put in first place in a society that has lost those values are considered important, including health needs to maintain a prominent place!

 

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GERACI D. , CASCIO O. , PALMERI A. , TEODORO M. T. , FORTE V. : Aspettative di immagine da trattamento implantologico con disturbo d’adattamento per la paziente. A Malpractice Case in Implantology Causing an Adjustment Disorder.

GERACI D. (*), CASCIO O. (*), PALMERI A. (*),

TEODORO M. T. (*), FORTE V. (*)

 

Aspettative di immagine da trattamento

implantologico con disturbo d’adattamento per la paziente.

 

Comunicazione alle VI Giornate Di Studio GISDI: “La medicina del piacere: tra  benessere e danno alla persona” .Sestri Levante (GE) 27 – 29 Ottobre 2011

(*) Istituto di Medicina Legale dell’Università degli Studi di Catania. Corresponding Author: palmeriandrea@libero.it

 

Parole chiave: estetica, imperizia, implantologia

 

Keywords: aesthetics, malpractice, implantology

 

Riassunto:

 

L’uomo è da sempre alla ricerca del bello, sia in senso metafisico che in senso prettamente materiale e sin dalle epoche più antiche si interroga sul senso della bellezza.

Al giorno d’oggi, la ricerca dell’estetica si è spinta così innanzi, che l’uomo pur di raggiungere i propri canoni di bellezza è disposto a modificare chirurgicamente il proprio corpo anche a discapito della funzionalità.

La necessità di un intervento implantologico, a fini estetici, ha condotto una paziente da un odontoiatra poco esperto che le ha causato un danno non indifferente!

Dal punta di vista medico – legale, il comportamento professionale del sanitario che ha eseguito il trattamento d’implantologia alla paziente è stato colposo sia per imprudenza, in assenza di un lavoro preparatorio, sia per grave imperizia, nella modalità di esecuzione dell’atto medico; un odontoiatra non si dovrebbe improvvisare implantologo, quando non ha ne le competenze, ne le capacità necessarie, determinando, così, una grave inadempienza contrattuale.

La paziente era vittima, così, non solo di un grave danno funzionale da totale limitazione della capacità fonatoria e masticatoria e di un danno estetico (edentulìa assoluta) ma anche di un danno morale da sofferenza patita per la mancata azione terapeutica visto il progressivo instaurarsi di una sindrome depressiva reattiva con diminuzione dei rapporti sociali.

Si rende necessario, quindi, istituire presso le strutture preposte (Ordine degli Odontoiatri, Università) liste controllate di odontoiatri esperti nella specifica disciplina per indirizzare i pazienti e giova, tuttavia, ricordare che esistono, ovviamente anche professionisti seri e preparati che, ogni giorno, aiutano i pazienti ad affrontare delicati problemi estetici e risolvere i danni funzionali, con interventi mirati nell’ambito di un iter terapeutico programmato e personalizzato per ogni tipologia di prestazione

 

Abstract:

A Malpractice Case in Implantology  Causing an Adjustment Disorder.

Man is always in search of beauty, in a metaphysical sense and in a purely material and since ancient times asked about the sense of beauty.

Today, the research of aesthetics has been pushed so on, that man just to reach their own standards of beauty is ready to surgically change their bodies even at the cost of functionality.

The need for implant surgery, cosmetic purposes, has led a patient to a dental specialist that has recently caused considerable damage!

From the point of view of medical – legal, professional conduct of doctor, who performed the implant treatment of the patient, was negligent both for imprudence, in the absence of preparatory work, and for serious malpractice, in the medical execution mode; a dentist should not improvise implantologist, when it hasn’t skills and capabilities, resulting in, well, a serious breach of contract.

The patient was a victim, well, not only a serious functional damage by limiting the total capacity of masticatory and phonatory and aesthetic damage (edentulism absolute) but also a moral damage by suffering for the failure therapeutic action and the gradual onset of a depressive reaction with decrease of social relations.

It becomes necessary, therefore, set up within the structures responsible (Order of Dentists, University) controlled lists of dental specialists in the specific discipline to refer patients and benefits, however, remember that there are, of course, also serious and preparations professionals which, every day, helping patients with difficult aesthetic problems and to solve functional damage, with targeted interventions in a therapeutic procedure programmed and customized for each type of performance.

 

 

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15-geraci-1

MONDELLO C., VENTURA-SPAGNOLO E. , GIUFFRIDA F. , CARDIA G.: Responsabilita’ per trattamenti tricologici: casistica ed indagine conoscitiva. – Hairdresser Liability for Thricological Treatment

MONDELLO C.(*), VENTURA-SPAGNOLO E. .(**), GIUFFRIDA F.(*), CARDIA G.(*)

 

RESPONSABILITA’ PER TRATTAMENTI TRICOLOGICI:

CASISTICA ED INDAGINE CONOSCITIVA

 

Comunicazione alle VI Giornate di Studio GISDI: “La medicina del piacere: tra benessere e danno alla persona”. Sestri Levante (GE) 27-29 ottobre 2011

 

(*) Sezione di Medicina Legale  – Dipartimento di Medicina Sociale del Territorio – Università degli Studi di Messina; ( ** ) Sezione di Medicina Legale – Dipartimento di Biomorfologie mediche e forensi – Università degli Studi di Palermo . Corresponding author gcardia@unime.it

 

RIASSUNTO

Gli autori segnalano due casi di richiesta risarcimento danni alla persona per presunta responsabilità professionale di parrucchieri, in relazione ad attività professionali per procedure tricologiche.

Dai dati acquisiti emerge infatti che, negli ultimi anni, sono ormai numerosi i casi di richieste di risarcimento danni, con ricorso anche al contenzioso civile, per presunta responsabilità professionale ricadente nell’ambito delle attività connesse alle “cure estetiche” di carattere medico-chirurgico, ma anche d’ambito prettamente artigianale, per attività espletate dalle suddette figure professionali. Per molti aspetti delle vicende in questione, il medico-legale, quindi, viene coinvolto nella valutazione del nesso causale in relazione all’attività espletata da detti professionisti e alla lamentata sussistenza di reliquati costituenti pregiudizio del bene costituzionalmente protetto. Per completare l’indagine da noi svolta, onde appurare il grado di conoscenza in ambito professionale della problematica affrontata, abbiamo ritenuto utile condurre anche un’indagine conoscitiva tra i parrucchieri iscritti alla Camera di Commercio della città. A tal fine è stato predisposto un questionario anonimo a risposta multipla. I dati dei questionari raccolti sono stati successivamente elaborati statisticamente con il programma statistico Epi Info del CDC-Atlanta. L’analisi dei dati acquisiti ha consentito di apprezzare, in sintesi, che, malgrado il problema sia diventato ormai noto, sussiste una conoscenza  – nello specifico ambito professionale – talora approssimativa e spesso del tutto inadeguata, degli aspetti civilistici della problematica in questione.

Parole chiave: Parrucchieri, responsabilità professionale, danno biologico

 

ABSTRACT

Hairdresser Liability for Thricological Treatment

The Authors report two cases in wich a claim for personal damages due to presumed professional responsibility of hairdressers, related to professional activities for trichological procedures, was filed.

In fact acquired data show that, in the last years, there were many claims, even a rise of civil litigations, for presumed professional responsibility concerning cosmetic medical-surgical activities, but also, for activities performed by hairdressers. So, for many aspects of these events, the specialist in Legal Medicine is involved to evaluate the relationship between performed activities and sequelae that could be considered body damage. To complete our research, in order to assess the degree of knowledge of these issues among the professional hairdressers, we considered useful to carry out an inquiry among the hairdressers trough the City Chamber of Commerce. An anonymous multiple choice questionnaire was given; the data were then processed statistically using CDC-Atlanta Epi Info program.

The analysis of the acquired data allowed to appreciate, in summary, that, in spite of the problem has become well known, these professionals hanve a rough and often inadequate knowledge of the civil law  aspects of these issues.

Key words: Hairdresser, professional responsibility, biological damage

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14-mondello

PITTAU M. R., DEMONTIS R., ATZENI M., CADDEO M., RIBUFFO D.:La chirurgia estetica post-bariatrica: nuovi o vecchi orizzonti della chirurgia plastica. – Post Bariatric Aestetic Surgery: New or Old Perspectives in Plastic Surgery.

PITTAU M. R.(*), DEMONTIS R.(*), ATZENI M.( ** ), CADDEO M.(*),

RIBUFFO D. (**)

 

LA CHIRURGIA ESTETICA POST-BARIATRICA:

NUOVI O VECCHI ORIZZONTI DELLA CHIRURGIA PLASTICA

 

Comunicazione alle VI Giornate Di Studio GISDI: “La medicina del piacere: tra benessere e danno alla persona” .Sestri Levante (GE) 27 – 29 Ottobre 2011

 

(*)Dipartimento di Sanità Pubblica, Medicina Clinica e Molecolare, Sezione di Medicina Legale, Università degli Studi di Cagliari ; ( **) Cattedra di Chirurgia Plastica Università degli Studi di Cagliari. Corresponding Author: mrpittau@tiscali.it

 

 

Riassunto

I cambiamenti sociali avvenuti negli ultimi 100 anni, ma soprattutto l’avvento dei “fast food”, hanno portato ad una esplosione dell’obesità. L’OMS ha stimato nel 2005 la presenza di circa 400 milioni di obesi in tutto il mondo e che in alcuni Paesi, tra i quali l’Inghilterra e gli USA, i tassi di obesità siano più che raddoppiati negli ultimi 25 anni.. È ben nota la relazione che intercorre sia tra obesità e morte precoce, sia tra obesità e tutta una serie di patologie metaboliche, cardiovascolari e alcuni tipi di tumore ed un aumento del 30% della mortalità complessiva, (negli Stati Uniti circa 300000 decessi/anno per patologie legate all’obesità).

Nell’ultimo decennio si è verificato un significativo incremento nel numero di persone che ricorrono ad interventi di chirurgia bariatrica che costituisce, al momento attuale, l’unico trattamento in grado di produrre una duratura e significativa perdita di peso. Questa diffusione della chirurgia bariatrica ha fatto emergere il tema del trattamento “estetico” post-chirurgico al punto tale da portare allo sviluppo di una vera e propria sottospecializzazione della chirurgia bariatrica, definita da alcuni Autori come “chirurgia bariplastica, che nasce dalla necessità di ovviare ai risultati devastanti che la chirurgia bariatrica spesso determina sull’aspetto corporeo, rappresentati principalmente da importante lassità e ridondanza cutanea, che rappresenta per il paziente anche motivo di spesso rilevanti problematiche di natura psicologica al punto che molti pazienti confessano di rimpiangere il proprio corpo così come era prima dell’intervento chirurgico bariatrico. In quest’ottica prende spunto la nostra riflessione su quelle che sono le divergenze nella concezione delle finalità di tali interventi, tra chirurgo bariatrico prima e chirurgo plastico successivamente e paziente. Infatti se da un lato i professionisti della salute attribuiscono a tali procedure chirurgiche una finalità quasi esclusivamente curativa, dall’altro i pazienti ripongono in questi interventi speranze di un miglioramento estetico che si rifletta positivamente sulla sfera personale e sociale. È in questo coacervo di situazioni cliniche e psicologiche che è possibile identificare tre scenari principali: interventi eseguiti esclusivamente con finalità estetica; interventi eseguiti unicamente per finalità funzionali (sia il tempo bariatrico che quello plastico); interventi articolati in due fasi ben distinte e non necessariamente consequenziali: il trattamento bariatrico e, qualora il paziente lo desideri, un tempo estetico.

Obiettivo del presente studio è fornire lo spunto per una riflessione in merito ai possibili risvolti in tema di responsabilità professionale con i quali si deve confrontare la figura del chirurgo impegnato in questo recente campo di applicazione della chirurgia plastica.

Parole chiave: chirurgia bariatrica, obesità, dimagrimento.

 

Abstract

Post Bariatric Aestetic Surgery: New or Old Perspectives in Plastic Surgery

The social changes over the past 100 years, but especially the advent of “fast food”, led to an explosion of obesity. The WHO estimated in 2005 the presence of approximately 400 million obese persons worldwide and that in some countries, including Britain and the U.S., obesity rates have more than doubled in the last 25 years. It is well known the relationship between obesity and early death, and between obesity and a variety of metabolic diseases, cardiovascular diseases and some cancers and an increase of 30% of overall mortality (in the United States approximately 300000 deaths/year for diseases related to obesity). In the last decade it has been a significant increase in the number of people resorting to bariatric surgery that is, at present, the only treatment capable of producing a lasting and significant weight loss. This diffusion of bariatric surgery has highlighted the issue of “aesthetic” post-surgical treatment to the point that lead to the development of a true subspecialty of bariatric surgery, defined by some authors as ” bariplastic surgery”, which arises from the need to overcome the devastating results that bariatric surgery often lead in bodily appearance, represented mainly by major skin laxity and redundancy, which is the reason for relevant problems of psychological nature to such an extent that many patients profess to regret their body so as it was before bariatric surgery. This problem inspired our reflection on what are the differences in the conception of the aims of such interventions, including bariatric surgeon before and after plastic surgeon and patient. In fact, while health professionals attach to such a surgical procedure almost exclusively curative purposes, other patients have of these interventions hopes to enhance its aesthetic that reflects positively on individuals personal and social sphere. It is in this maze of medical and psychological situations that we can identify three main scenarios: interventions performed solely for aesthetic purpose; interventions performed solely for functional purposes (bariatric and plastic); operations divided into two distinct phases and not necessarily consequential: bariatric treatment and, if the patient desires, aesthetic. The objective of this study is to provide an opportunity to reflect on possible implications regarding professional responsibility with which we must compare the figure of the surgeon involved in this recent field of application of plastic surgery.

Key words: bariatric surgery, obesity, weight loss.

 

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13.PITTAU

SAPIENZA D. , SCURRIA S. , CRINÒ C. : La radiofrequenza in medicina estetica: metodi, complicanze e responsabilità. – Radiofrequency Wawes in Aestetic Medicine: method, risk, liability.

SAPIENZA D. (*), SCURRIA S. (*), CRINÒ C. (*)
La radiofrequenza in medicina estetica:

metodi, complicanze e responsabilità.

 

 

(*) Sezione Dipartimentale di Medicina Legale – Università degli Studi di Messina.
Corresponding Author: daniela.sapienza@unime.it

 

Riassunto:

Nel campo della medicina estetica, negli ultimi sei anni, si è affermato l’utilizzo della radiofrequenza quale tecnica di ringiovanimento cutaneo. Tale applicazione della radiofrequenza, capacitiva e resistiva, ha sostituito l’utilizzo del laser CO2 in quanto considerata non invasiva e caratterizzata da un minor numero di rischi e complicanze. La radiofrequenza non è ablativa e l’effetto cosiddetto “tensorio” della cute risulta correlato a modificazioni dei tessuti (derma, ipoderma) in rapporto al fatto che l’energia elettromagnetica emessa, attraversando i tessuti, incontra una resistenza che la converte in energia termica. L’energia termica prodotta, che segue un gradiente inversamente proporzionale al grado di impedenza dei tessuti, risulta responsabile della denaturazione delle fibre di collagene con conseguente riarrangiamento stechiometrico delle fibre stesse per rottura dei legami intramolecolari. Tale fenomeno induce  una reazione infiammatoria con richiamo di fattori chemiotattici responsabili della produzione di nuove fibre collagene. Si determina così un aumento della consistenza del derma con conseguente marcato effetto tensorio (skin tightening).

Impedenza, resistenza ed assorbimento risultano responsabili dell’effetto termico della radiofrequenza con conseguenza efficacia in tema di rigenerazione del derma e dell’ipoderma ma altresì responsabile di complicanze termodermatitiche; complicanze che si verificano quando potenza e frequenza non corrispondono agli standard di qualità tessuto specifici e per errato metodo di applicazione della radiofrequenza stessa tenendo conto che l’effetto termico è uguale al prodotto di impedenza, resistenza, assorbimento in considerazione del tempo e delle modalità di applicazione  sui tessuti.

L’osservazione di un caso di esiti cicatriziali al volto quali conseguenze di termoabrasioni da radiofrequenza bipolare, prodotte nel corso di una seduta per trattamento estetico di ringiovanimento cutaneo, ha indotto gli autori ad approfondire gli aspetti metodologici dell’utilizzo in medicina estetica della radiofrequenza alla luce del recente “Regolamento di attuazione dell’art. 10, comma 1, della legge 4 gennaio 1990, n. 1, relativo agli apparecchi elettromeccanici utilizzati per l’attività di estetista” e sulle relative responsabilità in capo agli operatori in caso di complicanze. Responsabilità che spesso derivano da una non adeguata preparazione degli operatori medesimi circa gli effetti e i rischi della radiofrequenza sui tessuti cutanei; essendo importante, a parere degli autori, una completa e precisa  formazione del personale addetto all’utilizzo della radiofrequenza quale “terapia estetica”, in quanto elemento imprescindibile che, insieme al criterio esperienziale, risulta finalizzato alla ottimizzazione degli standard qualitativi delle tecniche utilizzate.

In ultimo, particolare attenzione deve essere rivolta ai contenuti dell’informazione data al paziente non solo con riferimento agli effetti positivi della terapia elettromagnetica ma anche ai rischi e alle complicanze ad essa connesse.

Parole chiave: radiofrequenza – ringiovanimento cutaneo – complicanze termodermatitiche – responsabilità professionale

 

Abstract:

Radiofrequency Wawes in Aestetic Medicine: method, risk, liability.


In cosmetic medicine was introduced the use of radiofrequency wawes as a skin rejuvenation technique.

This radio frequency application, capacitive and resistive, has replaced the use of CO2 laser because considered non-invasive and characterized by a lower number of risks and complications. The skin tightening is correlated to changes in the tissue (dermis, hypodermis) because the electromagnetic energy emitted, through the tissues, encounters a resistance which converts it in heat energy . The thermal energy produced, which follows a gradient inversely proportional to the degree of tissue impedance, is responsible for the denaturation of collagen fibers with consequent stoichiometric rearrangement of the fibers themselves to breaking of the intramolecular bonds. This phenomenon induces an inflammatory reaction with hints of chemotactic factors responsible for the production of new collagen fibers. This results in an increase of consistency of the dermis with a consequent marked skin tightening.

Impedance, resistance and absorption are responsible of the thermal effect of radiofrequency with related effect of regeneration of the dermis and hypodermis, but also responsible for heath damage.

This complications  occur when power and frequency does not correspond to the standards of quality and tissue-specific in relation with incorrect application method. The thermal effect result  to the product of impedance, resistance, absorption account the time and mode of application on the tissues.

The observation of a case of face scarring as a result of bipolar radiofrequency burns, produced during a session of “beauty treatment” for skin rejuvenation, led the authors to investigate the methodological aspects of esthetic medicine use in the RF light of the recent “Regulations implementing Article. 10, paragraph 1 of Law 4 January 1990, n. 1 relating to electromechanical devices used by an esthetician” and related responsibilities of the operators when something goes wrong. These unwanted effects  often result from inadequate operator training regarding  the risks and effects of radiofrequency on skin tissues, as, in the opinion of the authors, a complete and accurate staff training to the use of radio wawes in “cosmetic treatment” is paramount, as high quality standards need both formal training and experience.

Finally, special attention must be paid to the contents of the information given to the patient not only about the positive effects of electromagnetic therapy but also the risks and complications associated with it.

Key words: radiofrequency – skin rejuvenation– RF burns – professional liability

 

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DEL TESTO INTEGRALE (IN ITALIANO)

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12. SAPIENZA

SCHILLACI., D.R.:Outcome in chirurgia a finalità estetica e valutazione medico-legale: a case report. – Outcome in Aestetic surgery : its medico-legal evaluation – a case report.

SCHILLACI., D.R.:(*)

 

OUTCOME IN CHIRURGIA A FINALITÀ ESTETICA E VALUTAZIONE MEDICO-LEGALE: A CASE REPORT.

 

Comunicazione alle VI Giornate di Studio GISDI (Gruppo Interdisciplinare di Studio Danno Iatrogeno) “La medicina del piacere: tra benessere e danno alla persona” – Sestri Levante, Italia, 27-29 Ottobre 2011.

 

(*) Ricercatore confermato in Medicina Legale – Dipartimento di Scienze Chirurgiche, Sezione di Patologia e Medicina Molecolare, Università degli Studi di Milano-Bicocca, Via Cadore 48, 20900 Monza. Corresponding author: daniela.schillaci@unimib.it.

 

Comunicazione alle VI Giornate di Studio GISDI (Gruppo Interdisciplinare di Studio Danno Iatrogeno) “La medicina del piacere: tra benessere e danno alla persona” – Sestri Levante, Italia, 27-29 Ottobre 2011.

 

Parole chiave: responsabilità professionale medica, chirurgia estetica, consenso informato.

 

Riassunto

La chirurgia estetica modifica l’aspetto dell’individuo e può migliorare il benessere della persona. Si presenta un caso di trattamenti multipli di chirurgia plastica conclusosi con una richiesta di risarcimento. Una donna di mezza età si è sottoposta inizialmente ad un lifting faciale associato ad una blefaroplastica e ad una mastopessi/mastoplastica additiva per migliorare l’invecchiamento cutaneo attraverso la chirurgia plastica.

Dopo la fase post-chirurgica e la risoluzione degli ematomi e dell’edema faciale la paziente rilevò la persistenza di un’eccessiva apertura palpebrale, trattata a distanza di un anno con un intervento chirurgico nell’ambito del quale è stata eseguita anche una rinoplastica.

La valutazione medico legale in merito ai risultati dei trattamenti di chirurgia plastica ha identificato la persistenza di una rimozione eccessiva di cute alla palpebra inferiore ed una rinoplastica incompleta, determinanti una modificazione peggiorativa dell’efficienza estetica dello sguardo e del viso della paziente e una irritazione corneale cronica (cheratite). E’ stata anche identificata una carenza di informazioni nel modulo del consenso informato.

 

Key words: medical malpractice, plastic surgery, informed consent.

 

Abstract

 

Outcome in Aestetic surgery : its medico-legal evaluation –  a case report.

 

Cosmetic surgery modifies the appearance of a physical feature and can improve a person’s wellbeing. A case of multiple plastic surgery treatments with cosmetic purpose ending with a malpractice claim is presented in detailed. A middle age woman has undergone first a face lifting associated with a blepharoplasty and a mammaplasty (mastopexy/augmentation mammaplasty) to refresh her aged aspect and achieving with surgery a more youthful appearance.

After recovery of the post-surgical haematomas and swelling of the face, she has noticed an excessive persistent opening of the eyelids, which was retreated surgically a year later, performing in the same surgical moment a rhinoplasty.

The medico-legal evaluation about the results of the cosmetic surgical treatments has identified a persistent excess in the removal of the lower eyelid fat and skin despite the retreatment and an incomplete rhinoplasty determining an aesthetic pejorative modification of the look and of the face and a slight corneal chronic irritation (keratitis). Beside a lack of a detailed informed consent was found out.

 

Introduzione

La chirurgia plastica a finalità estetica si distingue dalle altre branche medico-chirurgiche in quanto la richiesta del trattamento proviene dal paziente stesso e non è motivata da indicazioni sanitarie vere e proprie, ad eccezione degli interventi correttivi di dismorfismi congeniti o acquisiti che possono trovare indicazioni mediche al trattamento correttivo per migliorare l’efficienza estetica dell’individuo.

L’obiettivo principale quindi della chirurgia cosmetica è quello di migliorare il benessere psico-fisico dell’individuo modificando chirurgicamente la sua apparenza fisica.

Nella società moderna la cultura dell’immagine e dell’esteriore è predominante in ogni ambiente e grazie agli interventi di chirurgia a finalità estetica il desiderio di un’immagine migliore può essere oggigiorno esaudito, in assenza di giudizi sociali negativi rispetto ad alcuni decenni fa, quando gli interventi di chirurgia cosmetica erano considerati di pura vanità o capriccio e pertanto da respingere come atto di minor rilievo sociale rispetto alla medicina terapeutica classica [1-2].

La diffusione e l’incremento continuo delle richieste per trattamenti chirurgici che mirano a soddisfare il bisogno di eterna bellezza e giovinezza, dipendono da diversi fattori: la diffusione nei media di informazioni che fanno conoscere tali tipi di intervento, il facile accesso in strutture private a costi relativamente contenuti e l’introduzione di sempre nuove tecniche chirurgiche, dispositivi impiantabili e prodotti iniettabili [3-4].

Il sempre maggior accesso a tale chirurgia, che mira a soddisfare il desiderio di miglioramento dell’aspetto fisico del paziente, è strettamente correlato a concrete ed elevate aspettative da parte del paziente di un risultato ideale immaginato o al più creato in fase pre-operatoria con tecniche di computer imaging e ciò porta ad un incremento del contenzioso in caso di risultato insoddisfacente o percepito tale dal paziente e ha reso necessario l’introduzione in ambito medico-legale dell’esigenza di valutare un risultato carente in ambito estetico-cosmetico.

Negli ospedali pubblici della Regione Lombardia nel 2010 vengono segnalati 225 casi riguardanti i reparti di chirurgia plastica, pari all’1% delle richieste di risarcimento danni per l’anno 2010, di cui 139 casi per un errore chirurgico, 18 per un errore diagnostico, 5 per un errore terapeutico, 9 per infezione, 2 casi per un errore di procedure invasive, 2 casi per un errore anestesiologico, 1 caso per macchinario difettoso e 49 casi per altri motivi [5].

Da non sottovalutare inoltre, in casi di ipotizzata malpractice secondari a chirurgia estetica, la personalità specifica del paziente e la sua tipologia di giudizio in merito all’insufficienza del risultato finale del trattamento, situazione doverosamente da segnalare quando il giudizio estetico post-operatorio del medico-legale concluda per un risultato non sgradevole, ma che non raggiunge elementi di bellezza elevata.

Infatti in nessuna altra branca sanitaria il giudizio, circa il risultato del trattamento, è così soggettivo come nei trattamenti a finalità meramente estetica, essendo il concetto di bellezza un parametro individuale, sia per colui che ha richiesto l’intervento e si osserva dopo il trattamento, sia per colui che valuta il risultato del trattamento cosmetico da un punto di vista chirurgico o da quello medico-legale.

 

Il caso

Si segnala il caso di una paziente (data di nascita 1957) che dopo plurimi trattamenti di chirurgia plastica a finalità estetica, lamentava un peggioramento dell’efficienza estetica.

Nel 2006 la paziente si rivolgeva ad uno specialistica in chirurgia plastica con il desiderio di migliorare l’aspetto del suo viso, caratterizzato da un rilassamento cutaneo al volto e dalla presenza di palpebre con borse, che il medico specialista suggerì di correggere con un lifting cervico-faciale e blefaroplastica.

Prima però di sottoporsi a tali procedure chirurgiche, la paziente scelse di effettuare, presso il medesimo specialista, delle iniezioni di filler all’acido ialuronico in sede labiale, alle rughe frontali e naso-geniene nel periodo 11/2006-7/2007, con risultato estetico riferito soddisfacente in assenza di complicanze.

Seguirono quindi nel 2/2008 gli interventi chirurgici a finalità estetica effettuati in un’unica seduta operatoria di lifting verticale medio-faciale e temporale sottoperiosteo, blefaroplastica inferiore, per correggere l’invecchiamento della cute del viso e mastopessi/mastoplastica additiva per via ascellare con inserimento di protesi TSM da 345g, per ptosi mammaria in esito a tre pregresse gravidanze.

Dopo l’intervento la paziente segnala la persistenza di edema e tumefazione del volto per circa sei mesi e all’occhio destro presenza di un’eccessiva estroflessione della rima palpebrale inferiore associata ad asimmetria dello sguardo, oltre a lamentare la presenza di molteplici cicatrici lungo il viso non segnalate nell’ambito dell’informazione all’intervento.

A distanza di circa 14 mesi dal primo intervento (3/2009), data la persistenza di uno scadente risultato della blefaroplastica il chirurgo propose e poi effettuò un ritocco del precedente intervento di blefaroplastica, consistito in una cantopessi con messa in tensione del legamento centrale esterno e contemporanea esecuzione di rinoplastica secondaria per correzione della punta del naso (sovratipp residuo e punta larga).

Trascorso un altro anno da questi interventi la paziente lamentava la persistenza di uno slivellamento verso il basso della rima palpebrale inferiore bilateralmente, più accentuato verso il canto esterno e maggiore all’occhio destro, con associata lacrimazione cronica e sensazione irritativa oculare con necessità di uso di lacrime artificiali, oltre ad un’evidente deviazione della punta del naso verso destra.

Nell’ambito dell’accertamento collegiale medico-legale e di chirurgia plastica (4/2010), dopo la valutazione della documentazione clinica e una prima visita, si sono richieste alla paziente delle foto, anche personali, per effettuare un confronto della situazione estetica pre-operatoria e tra gli interventi chirurgici.

Il confronto dell’efficienza estetica del viso è stato possibile in tre momenti con immagini fotografiche analogiche e digitali personali di epoca precedente gli interventi, dopo il primo intervento di blefaroplastica/lifting e dopo il secondo intervento correttivo della blefaroplastica e la rinoplastica, con evidenza di una palese ed inequivocabile modificazione in senso peggiorativo dell’efficineza estetica del viso, rispetto allo stato anteriore, che nel complesso considerato era quello di un viso piacevole ed armonico di una donna cinquantenne.

La stabilizzazione della situazione post-operatoria complessiva in presenza di un rimaneggiamento del sottocute faciale e la presenza di molteplici cicatrici, impone una valutazione medico-legale circa la qualità del risultato estetico non prima di 12-18 mesi e perciò si è deciso di posticipare la valutazione medico-legale definitiva di almeno sei mesi e di sottoporre la paziente a visita oculistica, per verificare la condizione delle superfici oculari stante la presenza del lieve ectropion e dei persistenti sintomi di secchezza e lacrimazione lamentati dalla paziente, che hanno consentito di identificare una lieve epiteliopatia corneale bilaterale al settore inferiore da parziale xeroftalmia, più marcata a destra.

 

Discussione

Nel caso in esame la paziente impiegata presso una P.A. all’età di 51 e 52 anni si è sottoposta a plurimi trattamenti chirurgici a finalità estetica, per migliorare l’aspetto del viso e del naso e per dare una forma più armonica e sostenuta alle mammelle.

In fase pre-operatoria la paziente segnala una minimizzazione della descrizione degli atti chirurgici proposti ed in particolare delle necessarie cicatrici che sarebbero poi residuate dal lifting medio faciale e temporale, che avendo lo scopo di ringiovanire l’aspetto del viso ridistendendo lo strato muscolo-cutaneo della porzione centrale e superiore, richiede la tensione e la ridistribuzione dei tessuti verso l’alto e l’eliminazione di cute in eccesso attraverso plurimi accessi chirurgici, che seppur ben consolidati e ricoperti dai capelli e regolari per sede e dimensioni, non risultano nel dettaglio riportati nella descrizione fornita alla paziente nel consenso informato allegato alla cartella clinica.

L’intervento di ringiovanimento del viso attraverso il lifting medio faciale e temporale risulta essere stato condotto con tecniche chirurgiche codificate allo scopo di ringiovanire l’aspetto del viso senza cambiarne fisionomia ed espressione.

L’associata blefaroplastica inferiore ha però condizionato un’eccessiva asportazione di cute con conseguente secondario ectropion bilaterale, soprattutto alla palpebra inferiore destra, condizionante la necessità di una revisione chirurgica, nell’ambito della quale la paziente è stata sottoposta anche a rinoplastica.

Nonostante la correzione chirurgica persiste un residuo modesto ectropion, con secondaria secchezza oculare. L’esposizione corneale cronica ha determinato una cheratite cronica, con necessità di lubrificazione artificiale costante con creme e colliri, non risultando più sufficiente quella naturale.

Oltre al danno funzionale corneale, l’esito della blefaroplastica condiziona però anche un peggioramento estetico del viso della paziente che presenta un’alterazione dello sguardo, che ora risulta asimmetrico.

Inoltre vi sono delle cicatrici bilaterali al canto oculare esterno, che seppur di buona qualità, sono di lunghezza maggiore di quelle che sarebbero residuate per una semplice blefaroplastica stante la necessità di revisione, che ha quindi prodotto un allungamento delle cicatrici precedenti.

Nell’attualità non si ritiene consigliato un ulteriore reintervento per correggere il residuo modesto ectropion stante il rischio di aggravarlo ulteriormente, il naturale invecchiamento cutaneo negli anni dovrebbe tendere a correggerlo.

Nel caso dell’intervento di rinoplastica effettuato si segnala che le cartilagini alari non risultano essere state ridotte in maniera simmetrica, lasciando un residuo eccessivo nella parte cartilaginea dell’alare destra, determinando un’asimmetria tra l’eccessiva pienezza da una parte (destra) e la depressione, conseguente all’appropriata rimozione eseguita a sinistra.

Questo incompleto trattamento costituisce l’oggettiva percezione visiva di deviazione laterale della punta del naso, come lamentato dalla paziente.

Si ritiene che un intervento secondario di rimodellamento della parte residua in eccesso della cartilagine alare destra, possa emendare in maniera soddisfacente il difetto riscontrato.

In regione mammaria l’intervento chirurgico di mastoplastica addittiva ha raggiunto in esito quell’ipotetico risultato medio generalmente prefissato.

Nel caso presentato non sono stati ravvisati problemi tecnici di particolare difficoltà, né reazioni imprevedibili al trattamento, né mancata compliance in fase post-chirurgica da parte della paziente, ma sono stati identificati errori tecnici sia nell’esecuzione della blefaroplastica inferiore in particolare a destra, con eccessiva rimozione di tegumento, sia nella rinoplastica con insufficiente riduzione della cartilagine alare destra.

Nonostante la correzione chirurgica si è determinata un’evidente modificazione della forma degli occhi, per di più asimmetrica, amplificata dalle lenti degli occhiali, che viene ad individuare, in associazione all’incompleto intervento di rinoplastica, un chiaro cambiamento peggiorativo della fisionomia del viso, che certamente appare meno vecchieggiante, ma è divenuto disarmonico e sgraziato proprio per le imperfezioni post-chirurgiche residuate.

Situazione che condiziona nel complesso un danno iatrogeno funzionale-irritativo alla cornea destra ed una menomazione della funzione fisiognomica con compromissione del complesso estetico del viso, sede anatomica a valenza estetica preminente, da considerarsi nel complesso di grado moderato.

Trattandosi inoltre di un soggetto che per lavoro ha contatti quotidiani con il pubblico e nel rapporto interpersonale il danno iatrogeno fisiognomico riportato risulta comunque apprezzabile, anche se è da ritenere con una incidenza medio-lieve in termini di reazione dell’osservatore.

Per quanto riguarda l’emendabilità terapeutica del danno iatrogeno per restituire una certa gradevolezza ed armonia al viso, essa è solo parzialmente proponibile, attraverso un’ulteriore procedura chirurgica di completamento, da effettuarsi in anestesia generale, per la correzione della deviazione della punta del naso.

Va segnalato che nel periodo post-chirurgico del primo intervento si è determinata una diffusa facies ecchimotica, perdurante per alcune settimane (4 settimane circa) come riferito dalla paziente, situazione che ha impedito la ripresa del lavoro, che prevede il contatto con il pubblico ed astensione dai rapporti sociali, dopo la programmata astensione dal lavoro di circa 10-15 giorni come da indicazione ricevuta in fase pre-operatoria.

Nell’ambito dell’acquisizione del consenso particolare riguardo deve essere posto dal chirurgo operatore nell’illustrare il tipo di intervento che si propone e in particolare dovrà dettagliatamente descrivere sede e lunghezza delle necessarie incisioni che dovrà effettuare, anche con l’ausilio di figure, in modo che non vi siano fraintendimenti circa la semplicità dell’atto chirurgico proposto e la concreta esecuzione dello stesso.

In particolare nell’intervento di lifting faciale deve essere sempre chiarita la necessità di plurime cicatrici al contorno del viso (numero ed estensione delle stesse), che seppur di buona qualità, ben evolute e non visibili sono “sentite” dalla paziente, che le deve accettare quale tributo al miglioramento dell’aspetto estetico del volto.

Inoltre oltre alla segnalazione delle complicanze maggiori, il chirurgo operatore dovrà segnalare anche il fisiologico decorso post-operatorio in termini di durata. Data la sede dell’intervento (volto) sarà necessario un certo tempo per la rinormalizzazione dell’aspetto esteriore del viso, che deve essere ben chiarito al paziente, in termini di durata, così da consentirgli un’adeguata organizzazione dei propri impegni personali e sociali e la programmazione del periodo di assenza dal lavoro.

 

 

 

Conclusioni

Nel caso presentato risultano plurimi interventi di chirurgia estetica in senso stretto, che miravano alla correzione di modificazioni senili, al viso e in regione mammaria, con evidenza di un’imperfetta esecuzione tecnica, da un lato per la blefaroplastica alla palpebra inferiore per eccesso di resezione cutanea, persistente nonostante la correzione chirurgica e un’incompleta rinoplastica.

Si è inoltre rilevato un difetto di informazione in merito all’intervento di lifting medio-faciale circa le sedi e le dimensioni di tutte le incisioni cutanee, che benché condotto in modo diligente, in termini di tecnica e di risultato, segnala solo “Le cicatrici saranno di forma ed in sede: in parte nel cuoio capelluto nascoste dai capelli ed in parte al margine ciliare delle palpebre inferiori con estensione di 10mm al canto esterno dell’occhio”.

Inoltre un’adeguata raccolta anamnestica deve includere, nei casi di chirurgia cosmetica, che preveda una cruentazione del viso che impedisce o limita molto i comuni contatti sociali e l’attività lavorativa, l’acquisizione di informazioni mirate circa il contesto sociale-lavorativo-personale del paziente in modo da fornire adeguate informazioni circa le fasi di convalescenza e di recupero fisiognomico, così da consentire al paziente di programmare per tempo l’astensione dal lavoro e dai contatti personali e sociali.

Situazioni che rappresentano un’informazione lacunosa nel caso in esame, perché troppo generica e non personalizzata per la tecnica proposta per quel singolo paziente, che identifica così un vizio di informazione nell’acquisizione del consenso [6].

Il consenso deve infatti sempre informare realisticamente sulle modalità e gli effetti delle procedure proposte, oltre ai benefici e ai rischi comuni ad esse correlate.

Nel caso in esame si è rilevato un peggioramento dell’efficienza estetica con difetto di esecuzione della blefaroplastica e della rinoplastica, con conseguente modificazione dello stato anteriore in termini oggettivamente peggiorativi, che nel complesso può ancora essere considerato modesto in quanto non determina alterazioni morfologiche tali da suscitare repulsione, ma certamente l’aspetto estetico del viso nel suo complesso è ora disarmonico e sgraziato rispetto alla condizione pre-esistente di lieve invecchiamento del viso, con emendabilità limitata al solo danno da incompleta rinoplastica.

 

Bibliografia

[1] Ricci G, Fedeli P. La chirurgia estetica tra percezione sociale e modello etico-deontologico. Difesa sociale 2004; LXXXIII (2):115-132.

[2] Pinchi W., Focardi M., Norelli G.A. Deontologia ed etica in chirurgia plastica: una analisi comparativa. Riv. It. Medicina Legale 2010 (6):903-29.

[3] Swami V., Arteche A., Chamorro-Premuzic T., Furnham A., Stieger S., Haubner T., Voracek M. Looking good: factors affecting the likelihood of having cosmetic surgery. Eur. J. Plast. Surg. 2008; 30:211-8.

[4]  Mitz V. Advances in Aesthetic Surgery. World J. Surg. 1990; 14: 825-8.

[5] RVA Rasini e Viganò Assicurazioni SpA, Regione Lombardia Sanità “Mappatura del rischio” del Sistema Sanitario Regionale 7^ Ed. Milano 4/2011.

[6] Ricci S, Miglino A, De Nigris G., Maiorani F. La responsabilità professionale nelle prestazioni di medicina estetica. Difesa sociale 2002; LXXXI (3): 121– 134.

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DEL TESTO INTEGRALE (IN ITALIANO)

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11-schillaci

VENTURA-SPAGNOLO E.(*), MONDELLO C.(**), CARDIA G.(**) La vasectomia a sostegno del piacere: analisi casistica e considerazioni medico legali – Vasectomy and Pleasure: 64 Cases and a Medico Legal Evaluation.

VENTURA-SPAGNOLO E.(*), MONDELLO C.(**), CARDIA G.(**)

 

La vasectomia a sostegno del piacere: analisi casistica e considerazioni medico legali.

 

Comunicazione alle VI Giornate di Studio GISDI: “La medicina del piacere: tra benessere e danno alla persona”. Sestri Levante (GE) 27-29 ottobre 2011

 

*Sezione di Medicina Legale – Dipartimento di Biomorfologie mediche e forensi – Università degli Studi di Palermo; **Sezione di Medicina Legale – Dipartimento di Medicina Sociale del Territorio – Università degli Studi di Messina. Corresponding author eventuraspagnolo@unime.it

 

 

Parole chiave: Vasectomia, Contraccezione maschile, Sterilizzazione volontaria, consenso.

Key words: Vasectomy, Male contraception, Voluntary sterilization, consent.

 

 

Riassunto

In Italia, il ricorso alla vasectomia, intervento chirurgico atto a determinare un’alterazione irreversibile dello stato fisico di un individuo, produttivo in definitiva della perdita della capacità di procreare, è notevolmente limitato rispetto ad altri Paesi europei in relazione all’esistenza di pareri discordanti sulla liceità di detta procedura e nonostante  negli ultimi anni si sia osservato un cambiamento di valutazione nei confronti di tale intervento, da mutilazione grave ed invalidante a diritto individuale. Ciononostante è da rilevare come manchi, ancor oggi, nel sistema normativo italiano, un’organica regolamentazione di tale attività medico-chirurgica, nonostante vari progetti di legge siano stati presentati nelle competenti sedi parlamentari. L’atteggiamento di disinteresse per la problematica si riscontra anche dall’analisi di quanto previsto in merito all’assistenza da parte del SSN, sebbene nell’elenco delle procedure rimborsabili siano state inserite le voci vasectomia e sterilizzazione dell’uomo. Sulla base di dette premesse gli autori segnalano – per la peculiarità del caso e l’interesse che la problematica riveste in ambito medico-legale – uno caso giunto alla loro attenzione nonché i dati emersi dall’esame della documentazione medica (cartella clinica, modulistica del consenso, conselling psicologico e relazione medico legale) relativa alle 64 richieste di vasectomia pervenute nel periodo gennaio 2000 ottobre 2011 presso una struttura ospedaliera lombarda, sottolineando punti di forza e debolezza del protocollo esistente presso la struttura ospedaliera: carenze sono emerse nella modulistica del consenso informato.

 

Abstract

Vasectomy and Pleasure: 64 Cases  and a Medico Legal Evaluation.

In Italy, the resort to vasectomy, surgery adapted to determine an irreversible alteration of the physical state of an individual, resulting in the loss of the ability to procreate, is somewhat reduced compared to the others European countries, even though legitimate, it carries the disadvantage of the absence of a clear and univocal legislation concerning surgical sterilization. Despite, in recent years there has been a change in the assessment of such surgery. Nevertheless, is relevant that in the Italian legal system still lacks a regulatory of such medical-surgery activities, although several bills have been submitted to the competent parliamentary bodies. The attitude of indifference to the problem is also evident from the analysis of the provisions relating to assistance by the SSN, even if the vasectomy and the voluntary sterilization have been included in the reimbursable procedure’s list. On the basis of these assumptions the authors report – for the peculiarity of the case and that the issue is of interest in forensic discipline – a case came to their attention, and the data from medical records relating to the 64 requests of vasectomy received during the period of between January 2000 and October 2011 in a hospital in Lombardy, highlighting strengths and weaknesses of the existing protocol in use at that hospital: in addition, there are deficiencies in the informed consent forms.

 

INTRODUZIONE

La vasectomia, che è l’intervento chirurgico atto a determinare un’alterazione irreversibile dello stato fisico di un individuo, produttivo in definitiva della perdita della capacità di procreare, è da considerare, secondo una rigida interpretazione delle legge, un atto vietato, in quanto è causa di diminuzione permanente dell’ integrità fisica. In tale ottica valutativa appare evidente che il consenso, inteso quale atto necessario ed insostituibile per l’attuazione di ogni atto medico-chirurgico e, quindi dell’intervento chirurgico in questione, anche se espresso da persona capace di intendere e volere, deve considerarsi – a rigor di legge – non valido, proprio in relazione al disposto dell’art. 5 c.c., che vieta gli atti a disposizione del proprio corpo. L’argomento vasectomia-sterilizzazione volontaria, ha avuto, però, una sua riproposizione indiretta dall’emanazione della legge 22 maggio 1978 n. 194 (possibilità di interruzione volontaria della gravidanza). Legge che, abrogando il titolo X del libro II del codice penale ha di fatto abrogato l’art. 552 c.p. (Procurata impotenza alla procreazione) riportando di fatto in discussione la disposizione prevista dall’art. 5 c.c. Ne è derivato, in relazione all’abrogazione di detta legge e tenuto conto della sussistenza delle norme di carattere generale – quale quelle previste dall’art. 583, comma 2 n. 3 – che, nel caso di richiesta di vasectomia può considerarsi che bene tutelato potrebbe essere rappresentato anche dall’integrità psichica, che possiede pari dignità dell’integrità fisica. (1-4)

Peraltro il concetto di integrità psico-fisica del soggetto è stato riletto e interpretato alla luce dell’art. 32 della Costituzione, norma immediatamente percettiva, in base alla quale la salute dell’individuo va intesa, non solo come integrità fisica, ma come benessere della persona in senso ampio. Si apre quindi il problema di valutare quando la sterilizzazione contraccettiva volontaria nasca da una percezione soggettiva di salute, nella sua accezione più ampia, al fine di superare uno stato di malessere psichico. (5-6,7) Risolutiva appare in questa direzione la sentenza del Tribunale di Milano del 20/10/1997: “non è illecito l’accordo relativo alla esecuzione di un intervento di vasectomia giacché nel nostro ordinamento non è vietata la sterilizzazione cosiddetta edonistica quando essa corrisponda ad una scelta non contraria all’ordine pubblico ed al buon costume, ma legata alla realizzazione della salute anche solo psichica” (8,10). E’ evidente quindi che il concetto di integrità fisica e di salute potrebbero non sempre coincidere, potendo quest’ultima esigere atti riduttivi della prima se rispondenti ad una scelta dell’individuo per un proprio fine di salute, anche solo psichica. Questo è il caso tipo dello sterilizzando il quale mira ad una maggiore distensione e serenità nei rapporti sessuali, per finalità socialmente apprezzabili (evitare un numero eccessivo di figli o la trasmissione ad essi di malattie) o indifferenti (motivazione edonistica) (10).

L’argomento sterilizzazione volontaria (cosiddetta vasectomia) ha avuto nel nostro Paese un riconoscimento interpretativo dalla Cassazione penale sez. V (udienza 18/3/1987) che ha posto in evidenza la possibilità di interpretazione largheggiante della norma in relazione alla possibilità di esecuzione della vasectomia, in quanto detta procedura verrebbe ad essere scriminata con l’abrogazione dell’art. 552 c.p. (9)

In Italia, il ricorso a tale pratica risulta però ancor oggi notevolmente limitato rispetto ad altri Paesi europei, proprio per l’esistenza di pareri non concordanti se non completamente discordanti sulla liceità della procedura, che risente in modo preponderante di quanto previsto dall’art. 5 c.c. che, a nostro parere e per le motivazioni anzidette, connesse anche all’emanazione della legge 194, è da considerarsi ormai obsoleto, nonché per l’assenza nel sistema normativo italiano di un’organica regolamentazione di tale attività chirurgica, nonostante vari progetti di legge presentati nelle sedi competenti (4,7). L’atteggiamento di disinteresse per la problematica in questione si riscontra anche dall’analisi di quanto previsto in merito all’assistenza da parte del SSN.

 

MATERIALE E METODI

Sulla base di dette premesse, ed a seguito di un caso giunto alla nostra attenzione, abbiamo esaminato la documentazione medica (cartella clinica, modulistica del consenso, counseling psicologico e relazione medico legale) relativa alle 64 richieste di vasectomia pervenute ad un’Azienda Ospedaliera Lombarda – sede di attività lavorativa di uno di noi – nel periodo gennaio 2000 ottobre 2011. I dati sono stati successivamente elaborati con il programma Epi Info del CDC-Atlanta. Infine, abbiamo ritenuto di analizzare il protocollo esistente presso la suddetta struttura ospedaliera al fine di evidenziare i punti di forza e debolezza.

 

CASO CLINICO

Uomo di 73 anni, divorziato, con due figli, che – riferendo di godere di “ottima forma fisica ed ancora dotato di vigore sessuale, … determinato a non rinunciare al piacere di una intensa e quotidiana vita sessuale con donna di anni 37”,  nubile e senza figli, contraria all’uso di contraccettivi (orali, IUD)  – ha chiesto, e successivamente (a distanza di nove mesi dal primo parere sfavorevole) ottenuto di essere sottoposto a detta procedura chirurgica.

L’uomo ha addotto fra le motivazioni, per le quali richiedeva di essere sottoposto a detta procedura chirurgica, l’esigenza di una maggiore distensione e serenità nei rapporti sessuali, nella consapevolezza della necessità di evitare di procreare ad un’età avanzata con il rischio di non poter garantire all’eventuale figlio l’assistenza necessaria.

Di fronte al parere sfavorevole all’esecuzione della procedura – espresso dal medico legale della struttura che, esaminata la documentazione, aveva rilevato limiti connessi a discrepanza di intenti da parte dei due partners (decisione maturata nell’ambito di una relazione recente), mancanza di una chiara evidenza della comprensione dell’informazione ricevuta dalla coppia (in relazione alla irreversibilità dell’intervento, alle eventuali complicanze e alle possibili ripercussioni di tipo psicologico) – l’uomo richiedente il trattamento in questione  ha fortemente criticato l’iter procedurale seguito presso la struttura ospedaliera, lamentando in particolare carenze qualitative e quantitative nel colloquio con il professionista coinvolto, nonché contrarietà in merito alla necessità di riesaminare il caso a distanza di sei mesi, con volontà di procedere al pagamento della prestazione in quanto non rientrante nelle prestazioni previste dal SSN.

 

RISULTATI

Nei grafici 1 e 2 è riportata la distribuzione del campione per anno di avanzata richiesta dell’intervento di vasectomia e per fascia d’età.

Da essi è risultato che il 10.78% dei soggetti ha ottenuto un parere contrario alla possibilità di esecuzione della procedura; il 3.07% è risultato essere ancora – all’epoca della espletata indagine – in corso di valutazione; e l’86.15% ha ottenuto un parere favorevole e risulta essere stato sottoposto ad intervento chirurgico di sterilizzazione volontaria presso una struttura ospedaliera pubblica. Analizzando il campione in base allo stato civile, il 78.46% dei richiedenti è risultato coniugato, il 16.92% convivente ed il 4.62% si è dichiarato libero da legami sentimentali. Il 50.76% del campione esaminato è risultato essere  in possesso di titolo di studio di diploma di scuola superiore; il 29.23% di titolo di licenza media, il 15.38% di laurea. Nel grafico 3 è stata riportata la stratificazione del campione in base all’attività professionale espletata o dichiarata dai richiedenti. Per quanto riguarda le motivazioni che hanno spinto i soggetti a richiedere di essere sottoposti a detta pratica chirurgica, è emerso che nel 24.61% si è trattato di motivazioni economiche, seguite nel 10.76% da motivi personali, nel 10.76% da motivi inquadrabili nell’area sociale (inquadrando in tale settore anche il numero di figli), nel 7.69% la richiesta è stata avanzata per aspetti connessi al lavoro, nel 6.15% per problematiche sanitarie di uno dei coniugi. Il 7.69% del campione non ha invece indicato la motivazione che lo per la richiesta di detta pratica chirurgica. In base a quanto previsto dalla normativa vigente (4,10,11), è stato considerato anche il dato relativo alla crioconservazione, che è risultata essere stata richiesta dal 7.69% del campione.

 

CONSIDERAZIONI E CONCLUSIONI

Quanto emerso dall’analisi del caso sopra riportato è indicativo della necessità prioritaria di una specifica normativa della materia, non legata quindi ad interpretazioni della legge ma supportata da uno specifico provvedimento del legislatore che possa chiarire l’argomento, come si è fatto per la legge 194. Solo col supporto di una legge chiarificatrice si ritiene sia possibile, presso le strutture ospedaliere che all’uopo potranno essere abilitate ufficialmente, dare seguito ai percorsi legali con la disposizione di procedure aziendali nelle quali i percorsi siano chiaramente codificati, e ciò a tutela non solo dei pazienti, ma anche degli operatori e  delle Aziende stesse. Proprio per queste motivazioni si ritiene possano essere ufficialmente costituiti dei gruppi di lavoro a cui possano accedere sia il responsabile del settore legale, quindi il responsabile del controllo digestione, il direttore sanitario ed il medico legale, con il compito analizzare criticamente e collegialmente un eventuale protocollo operativo anche in un’ottica di tutela da eventuali richieste di risarcimento danni per presunta o tale responsabilità professionale (es. nascita di figli dopo intervento). L’esame del protocollo in uso presso la struttura potrebbe consentire ufficialmente di evidenziare carenze nell’iter procedurale e nella modulistica del consenso informato, che è da ritenere fondamentale ai fini della possibilità di esecuzione di detta pratica chirurgica.

Per tale motivo si riporta qui di seguito quello che potrebbe essere un protocollo operativo quanto più in linea con le interpretazioni attuali della legge, che tenga conto anche delle specifiche esigenze del richiedente e comunque nel rispetto della normativa.

Si ribadisce che punto di partenza debba essere considerata la visita urologica,ed  in particolare la necessità che il richiedente giunga alla visita urologica già in possesso di un conseling psicologico dimostrante la compromissione della sfera psichica che induce il soggetto a richiedere la prestazione chirurgica; il richiedente, inoltre, nella stessa sede, e/o in aggiunta, potrebbe dimostrare anche la sussistenza di patologie geneticamente trasmissibili, ovvero ulteriori patologie di rilievo sostanziale menomanti il suo stato di salute. L’urologo, una volta in possesso di detta documentazione, prima di procedere alle varie fasi del percorso chirurgico, deve informare il paziente della necessità di essere sottoposto a consulenza psichiatrica finalizzata a valutare il suo stato di salute psichico, ed in particolare ad escludere le condizioni di cui al n. 2 e 3 dell’art. 579 del c.p. Successivamente, espletata detta visita – che esclude anche le condizioni di cui al n. 2 e 3 dell’art. 579 del c.p. – , l’urologo dovrà provvedere ad informare il soggetto in modo completo ed adeguato allo stato intellettivo dello stesso, in merito alla procedura chirurgica, all’eventuale alternativa, ai rischi e alle complicanze connesse all’intervento e quindi potrà raccogliere il suo consenso che così potrà intendersi valido. A questo punto, se il soggetto si dimostrerà ancora interessato alla procedura, verrà inviato a consulenza psicologica. E’ importante sottolineare che dovrà essere cura dell’urologo (completate queste fasi) trasmettere la documentazione (conselling, consulenza psichiatrica, consulenza psicologica, consenso informato all’intervento chirurgico) al medico legale della struttura sanitaria che, esaminata la documentazione potrà limitarsi ad  esprimere il proprio parere in merito alla correttezza procedurale, informando l’urologo sulla possibile attuazione dell’intervento in questione.

Qualche perplessità potrebbe scaturire al previsto colloquio psicologico finalizzato a valutare la sussistenza e la persistenza di eventuali aspetti negativi (depressione ovvero ripensamenti o rimpianti rispetto alla decisione assunta). Per tale motivo riteniamo si renda necessario un duplice incontro con lo psicologo, da espletarsi a distanza di un congruo periodo di tempo. Altro punto da considerare è quello relativo al periodo di conservazione della documentazione, infatti tutta la documentazione relativa al caso (conselling, consulenza psichiatrica, consulenza psicologica, consenso informato all’intervento chirurgico, ecc.) deve necessariamente rappresentare parte integrante della cartella clinica, di conseguenza il periodo di conservazione non potrà essere limitato a cinque anni, ma sarà quello previsto per la cartella clinica, cioè illimitato.

In relazione a tutto quanto sin qui rilevato e considerato il quadro normativo e giurisprudenziale vigente (4,10,11), ne deriva che ancora oggi si rende necessario prestare molta attenzione nell’esecuzione della procedura atta ad intraprendere l’intervento chirurgico in questione, onde evitare rischi connessi sia alla interpretazione della legge, che ad eventuali speculazioni: tutto ciò mediante l’attuazione di quelle particolari formalità da cui non si può prescindere in considerazione dello specifico argomento da trattare. Altro particolare interesse nella problematica in questione è da considerare il consenso che per essere valido deve essere prestato da soggetto maggiorenne che non versi nelle condizioni di cui all’art. 579 c.p, n. 2 (persona inferma di mente, o che si trova in condizioni di deficienza psichica per un’altra infermità o per abuso di sostanze alcoliche o stupefacenti) e n. 3 (persona il cui consenso sia stato dal colpevole estorto con violenza, minaccia o suggestione, ovvero carpito con inganno). A tal proposito si osserva infatti che la sterilizzazione volontaria maschile, anche a scopo contraccettivo, può considerarsi lecita, come sottolineato dalla Corte di Cassazione nelle sentenza del 18/3/1987, solo se il paziente venga adeguatamente informato ed esprima il proprio consenso valido e libero che includa anche la possibilità di accedere alla pratica della crioconservazione del suo liquido seminale e che vengano tutelati i diritti anche della partner, sia essa attuale (che possibile futura), la quale deve essere adeguatamente informata (7,11). Altro punto di particolare interesse è rivestito nell’attuazione della procedura suddetta dalla  preinformazione esaustiva, completa, nonché adeguata allo stato intellettivo e culturale del soggetto richiedente, che ponga il soggetto in grado di valutare anche gli aspetti potenzialmente negativi dell’intervento stesso. Nel modulo di consenso, secondo nostra impostazione metodologica, andrebbero eliminate tutte quelle possibili frasi tendenzialmente ingannevoli, fra cui ad esempio: “… la vasectomia è un’operazione non grave…” ovvero andrebbero rilevati i potenziali rischi di insuccesso della procedura chirurgica e pertanto la necessità di sottoporsi a controlli seminali ripetuti nel tempo prima di considerare l’intervento di sterilizzazione pienamente riuscito e quindi la necessità di ricorrere a metodi contraccettivi alternativi sino al completamento dell’iter clinico. Ed è proprio in relazione alla possibilità di rischio di insuccesso nell’attuazione di detta pratica che si cita la sentenza del  Tribunale di Busto Arsizio (sentenza 17/7/2001) con la quale è stato condannato un medico a risarcire una coppia per una nascita indesiderata dopo intervento di vasectomia (7). Concetto successivamente ribadito da altra sentenza (Tribunale di Venezia: sentenza del 10/9/02) (10): la nascita non programmata di un bambino, a seguito di un fallito intervento di sterilizzazione, conseguenza dell’inadempimento contrattuale del medico-ginecolo, comporta, secondo un orientamento giurisprudenziale, il risarcimento del danno costituito dal costo del mantenimento del figlio non desiderato. In Giurisprudenza si afferma, inoltre, che i genitori possono agire nei confronti del medico e della struttura sanitaria per il risarcimento dei danni provocati, quantificati normalmente nella somma di denaro necessaria ad assicurare il mantenimento del figlio fino alla completa autosufficienza economica (Tribunale di Cagliari, 23/2/1995, Tribunale di Milano 20/10/1997) (10). In un’ottica di esaustiva informazione andrebbe inserita inoltre l’informativa che, ad eccezione di casi di trasmissione di patologie geneticamente determinate o similari, in relazione alla particolarità della prestazione erogata l’intervento non potrà essere effettuato in regime di ricovero a carico del sistema sanitario nazionale.

A tal proposito, infatti, sebbene nell’elenco delle procedure rimborsabili siano state inserite le voci vasectomia e sterilizzazione dell’uomo, il SSN non prevede, una tariffa specificamente riferita all’intervento chirurgico di sterilizzazione maschile e non è possibile combinare i codici delle diverse procedure per ottenere un DRG valido ai fini del rimborso. D’altronde considerato il particolare periodo che vive la Sanità italiana non si concorda con quanto affermato da altri autori (7), in merito all’opportunità di far rientrare l’intervento di vasectomia (condizione non prettamente la sua funzione di tutela della salute collettiva ed individuale) tra le spese di cui il SSN debba farsi carico.

 

BIBLIOGRAFIA

 

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  6. Cherubini MC, Tutela della salute e c.d. atti a disposizione del proprio corpo, in Breccia Busnelli, Tutela della salute e diritto privato, Milano, 1987; 81
  7. Ortensi A, Coppola G.A, D’Orazi V, Marchese V, Faloci C, Fabi F, Toni F, Panunzi A, Ortensi I, Petrachi S. La sterilizzazione maschile volontaria: aspetti medici, sociali e legali della vasectomia GIMSeR 2007; 14:162-185
  8. Fineschi V. Tutela della salute e diritti della persona nella definizione del trattamento sanitario obbligatorio Riv. It. Med. Leg., 1990; 3: 194
  9. Cassazione penale sez. V, sentenza 07425 del 18/6/1987 (udienza 18/3/1987) in Riv. It. Med. Leg, 1989; 2: 1061
  10. Tribunale di Milano 20/10/1997, in Resp. Civ. Prev. 1998; 1144
  11. Tribunale di Venezia, 10/09/2002, in Danno e Responsabilità, 2003; 4: 403

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